Articoli marcati con tag ‘social media’

Il 2012 è vicino, convertitevi e praticate i riti dell’era 2.0!

A furia di “cazzeg­giare” su Twit­ter e Face­book con ele­menti del cal­i­bro di @RudyBandiera, @davidelico, @merlinox, @simmessa e molti altri, su definizioni e titoli vari come “Social Media Evan­ge­list”, guru, super­hero, etc., finirò col pren­dermi troppo sul serio ed inizierò davvero ad evan­ge­liz­zare le masse… avevo già iniziato a farlo nel post Social Net­work / Web 2.0: l’importanza di col­lab­o­rare, ma credo si debba davvero rib­adire il concetto.

In realtà questo nuovo post nasce da una fase di lieve sco­ra­mento social, ovvero dalla con­statazione che tutto l’entusiasmo investito nel con­di­videre, col­lab­o­rare e fare fronte comune alle richi­este del mer­cato insieme ad altre realtà pro­fes­sion­ali, si lim­iti spesso alla redazione di liste, gruppi e forum, senza trovare la capac­ità di andare oltre e di sfo­ciare in vere occa­sioni di coop­er­azione. Si fa un gran par­lare e retwittare, insomma, ma di con­creto ben poco.

Per­ché? Le moti­vazioni sono molte, ma al primo posto c’è sem­pre quella latente dif­fi­denza che nasce dalle vec­chie impostazioni, dagli antichi schemi che non con­cepi­vano la pos­si­bil­ità di col­lab­o­rare tra realtà “con­cor­renti” e che spingeva le aziende e i pro­fes­sion­isti a fare lobby (e non squadra) soltanto nei con­fronti di entità supe­ri­ori ed astratte come lo stato o la legge, piut­tosto che con­di­videre bacini di utenza e cli­enti. Men che meno il know-how, un tempo blindato ed oggi ester­nato (tal­volta osten­tato) in pil­lole, se non addirit­tura in “polpette avve­le­nate”. Leggi il resto di questo articolo »

Al via il concorso “A SanValentino l’Amore twittalo con BitDefender”

San Valentino a Bucarest con BitDefenderUn impor­tante esper­i­mento di inter­azione attra­verso uno dei social media più in voga del momento (Twit­ter, nda). L’obiettivo è quello di inter­a­gire con gli utenti, cre­ando uno spazio vir­tuale e dinam­ico, dove pot­ersi scam­biare orig­i­nali e diver­tenti mes­saggi d’amore.

Bucarest, 8 Feb­braio 2010. Per San Valentino, Bit­De­fender®, vin­cente pro­dut­tore di soluzioni inno­v­a­tive anti-malware, si riv­olge agli inter­nauti appas­sion­ati di tec­nolo­gia con il con­corso online “A San Valentino l’amore twit­talo con Bit­De­fender“.

Pre­sen­tato come un esper­i­mento di inter­azione web 2.0, il con­corso offre come pre­mio finale un fine set­ti­mana per due per­sone nella orig­i­nale e intri­g­ante Bucarest, quartier gen­erale dei Lab­o­ra­tori di ricerca BitDefender.

Per parte­ci­pare alla cam­pagna “A San­Valentino l’amore twit­talo con Bit­De­fender”, bisogna dis­porre di un pro­filo Twit­ter valido. Gli inter­nauti invier­anno un mes­sag­gio orig­i­nale d’amore con­te­nente l’hash­tag #BDSV, acron­imo di Bit­De­fender San­Valentino. I mes­saggi saranno visu­al­iz­zati su “http://www.bitdefender.it/sanvalentino/” per la durata della campagna.

Il ter­mine ultimo per l’invio di mes­saggi è il 26 Feb­braio 2010. I vinci­tori ver­ranno annun­ciati il 2 Marzo 2010 dalla giuria com­posta di due mem­bri interni quali Diana Stoleru e Gabriela Sotirca e due esterni quali il blog­ger Francesco Forestiero e l’esperto SEO Clau­dio Gagliar­dini @Cla_Gagliardini. I risul­tati saranno pre­sen­tati sia sul pro­filo Twit­ter @BitDefenderITA, sia sulla pag­ina “http://www.bitdefender.it/sanvalentino“.

Oltre al pre­mio finale, Bit­De­fender offre ogni set­ti­mana 5 licenze Inter­net Secu­rity 2010 valide per un anno.

Cerchi un Social Media Expert? Tranquillo, su Twitter ne trovi a migliaia!

Prendo spunto e quoto appieno un bell’articolo di Pete Cash­more su Mash­able, ironi­ca­mente inti­to­lato There are 15,740 Social Media Experts on Twit­ter. Sec­ondo una sua stima, sti­lata con la ricerca nelle biografie degli utenti attra­verso tweepsearch, esistereb­bero oggi ben 15.740 sedi­centi esperti in media sociali, con­tro gli appena  4.487 che il blog­ger B. L. Ochman trovò nel mag­gio del 2009 (sola­mente sei mesi fa). Se i cri­teri delle due ricerche fos­sero com­pat­i­bili si trat­terebbe di una crescita rap­ida e per certi versi sor­pren­dente;  ma  anche facil­mente com­pren­si­bile, se si con­sid­era che questa nuova dis­ci­plina non ha nes­sun genere di inquadra­mento o di riconosci­mento uffi­ciale e che, per­tanto, chi­unque si può fre­giare di evanes­centi titoli quali Social Media Guru, SM Ninja, SM Super­star e via socialmedizzando.

La mate­ria piace, questo è certo. Sebbene nell’ambiente siamo in molti ad inter­rog­a­rci sul sig­ni­fi­cato e sulla remu­ner­a­tiv­ità di questa nuova spe­cial­iz­zazione, dec­li­nata nelle sue varie forme e denom­i­nazioni, ma se pren­di­amo per buona la crescita reg­is­trata nel sec­ondo trimestre del 2009 e la pri­oet­ti­amo al fatidico 2012, ci accor­giamo non senza sgo­mento che allora potremmo annover­are tra le nos­tre fila almeno 3 mil­ioni di Social Media Experts. Un numero apoc­alit­tico che mette i bri­v­idi! Un esercito di esperti di una mate­ria in con­tinua evoluzione e con una sto­ria fatta di mesi e di quo­tid­i­an­ità, più che di anni, di scienza e di statistica.

Occorre dunque una rif­les­sione seria, che sap­pia andare oltre l’ironia e com­pren­dere se questa mate­ria non stia diven­tando una fab­brica di illu­sioni e di sper­anze, più che rap­p­re­sentare una vera oppor­tu­nità di lavoro e di car­ri­era per mil­ioni di euforici e con­fi­denti “gechi”. E soprat­tutto occorre met­tere un po’ d’ordine anche nel novero delle pro­fes­sion­al­ità legate ai social media e alle nuove tec­nolo­gie, non fosse altro che per meglio com­pren­dere se la figura pià adatta a deter­mi­nate man­sioni sia quella del Guru piut­tosto che quella del Ninja, o del Mar­keter o dello Strate­gist oppure dello Spe­cial­ist o ancora quella della SuperStar…

Social Network / Web 2.0: l’importanza di collaborare

Stretta di manoGrande ven­erdì di #Fol­lowFri­day su #Twit­ter; fol­low, add, rec­i­p­ro­cate, poke, ping… Chi se lo sarebbe aspet­tato, cinque o sei anni fa? Debbo ammet­tere che non sono stato uno dei primi a credere nelle poten­zial­ità del web 2.0 e del social net­work. Non capivo per­ché ad un tratto la rete, fino ad allora des­ti­nata per lo più ai con­tenuti “uffi­ciali” ed istituzionali, dovesse aprirsi ai con­tributi degli utenti e diventare, cre­devo, un gigan­tesco con­teni­tore di spam, di cas­tronerie, di grida mod­ello TV e di stu­p­idag­gini di ogni sorta. Beh, in parte questo è avvenuto, è vero, ma…

Il ma è che dopo due anni di sper­i­men­tazione e di com­pren­sione del fenom­eno, oggi ci credo più di chi­unque altro e gli riconosco un grande mer­ito: quello di aver sti­mo­lato la col­lab­o­razione tra gli utenti, ren­dendo pos­si­bile l’approccio tra realtà com­ple­men­tari o addirit­tura antag­o­niste o con­cor­ren­ziali, come si usava sostenere un mil­ione di anni fa (nell’era del web 1.0). Questo nuovo web ha roves­ci­ato la vec­chia scala dei val­ori, togliendo mer­iti e onori a chi ne mil­lan­tava, mag­ari dall’alto di un brand o di un nome famoso, e restituen­done a chi sa vivere di maniche rim­boc­cate e di capac­ità d’ascolto, di inter­azione e di cooperazione.

E questo ser­viva davvero, in un’epoca di super spe­cial­iz­zazione e di tec­nolo­gie com­p­lesse che cam­biano e si evolvono con estrema veloc­ità. Certo, nel frat­tempo è cam­bi­ato anche il mondo, il lavoro, l’economia. E’ arrivata la crisi, una palude dalla quale non si uscirà senza aver cam­bi­ato modo di vedere e di con­cepire la sfera lavo­ra­tiva e la vita di ogni giorno.  L’antico ada­gio sec­ondo cui la “con­cor­renza migliora il prodotto” deve essere riscritta in fun­zione delle due parole magiche del web 2.0: con­di­vi­sione e col­lab­o­razione. Tra i primi a capirlo i colossi dell’auto e dell’hi-tech, che già dagli anni ‘80 si scam­biano tec­nolo­gie, piattaforme, linee di pro­duzione, etc.

Ora tocca a noi, che lavo­riamo nei servizi del terziario avan­zato o quar­ternario, ai pro­fes­sion­isti del web e di tutte le aree e tec­nolo­gie ad esso col­le­gato, annien­tando i vec­chi schemi e abbat­tendo muri e bar­riere psi­co­logiche, vec­chie invi­die e pre­sun­zioni, i com­p­lessi e le illu­sioni di un mondo che non esiste più. Ma soprat­tutto com­pren­dendo che due fig­ure sono des­ti­nate a scom­par­ire in questo set­tore come in altri: le mega aziende piene di costi e povere di flessibil­ità e i “lupi soli­tari”, che non sanno evolversi in bat­ti­tori liberi e fare sponda con altri soggetti, aumen­tando il rag­gio d’azione e le pos­si­bil­ità in modo reciproco.

E’ impor­tan­tis­simo col­lab­o­rare in questo sce­nario. Col­lab­o­rare e sper­i­mentare una nuova ripar­tizione degli oneri e degli onori, un nuovo modo di approc­ciare il cliente e di coin­vol­gerlo sem­pre più come part­ner, di seguirlo nella sua pro­mozione e di affi­an­carlo alla nos­tra in con­vegni, fiere, dibat­titi, momenti for­ma­tivi. Grandi idee, come quella della Set­ti­mana del Baratto, sono des­ti­nate a pro­durre grandi risul­tati e ad abbat­tere molti vec­chi muri e i nuovi social media sono i canali ide­ali per veico­lare questi cambiamenti.

Di chi sono gli account social e i contenuti generati dai dipendenti?

Follow my boss on TwitterEcco un punto su cui si dovrebbe riflet­tere e dis­cutere di più. Oggi sono molte le aziende che cer­cano dipen­denti (più spesso col­lab­o­ra­tori e/o con­sulenti) con capac­ità comu­nica­tive e aggrega­tive sul web e sui social media. Gente “introdotta”, in grado di tenere un blog e di gener­are con­tatti e oppor­tu­nità e che ogni giorno prende un nome nuovo sem­pre più roboante. Gente in gamba, dipen­denti che potreb­bero fare gli impren­di­tori ed ai quali si richiede pres­san­te­mente questo: essere “impren­di­tori dipendenti”.

Ce ne sono molti, in giro. Lavo­rano per la pro­pria azienda e per se stessi, e più esaltano le imp­rese del pro­prio datore di lavoro più aumen­tano i con­tatti ed il pres­ti­gio per­son­ale, in uno strano gioco di rec­i­proco accred­i­ta­mento. L’azienda si fa grande dei suoi ottimi esperti e comu­ni­ca­tori e gli ottimi esperti e comu­ni­ca­tori si fanno grandi dell’azienda che hanno alle spalle e di ciò che essi stessi pro­ducono, tessendone le lodi.

Ma ciò che queste fig­ure pro­ducono durante l’orario lavo­ra­tivo a chi appar­tiene? Sul lavoro prodotto da un operaio dubbi non ce ne sono, ma se il lavoro è di tipo pura­mente intel­let­tuale e “volatile” come quello gen­er­ato sul web e sui social media, come ci si com­porta? Finché si tratta di post sul cor­po­rate blog, di comu­ni­cati stampa e di altri con­tributi tan­gi­bili il dis­corso è abbas­tanza sem­plice: sono dell’azienda, è chiaro. Ma se par­liamo di un account o di una utenza social in cui il nome ed il pres­ti­gio del dipen­dente sia di sup­porto al brand aziendale?

Met­ti­amo il caso di un account Twit­ter “Pin­co­pallo of Caio­Cola”, seguito da migli­aia di fol­low­ers, mag­ari col­le­gato all’omonima pag­ina Face­book con migli­aia di fans. Quelle utenze sono di Pin­co­Pallo o di Caio Cola? E nel momento in cui le due entità dovessero dividersi ed andare cias­cuna per la pro­pria strada, cosa dovrà esserne di quegli account e di quel pat­ri­mo­nio di con­tatti? Tanto più che, come sap­pi­amo, la vita pri­vata e quella lavo­ra­tiva di un comu­ni­ca­tore web (e di tutte le altre fig­ure e definizioni all’uopo coni­ate) non sono quasi mai del tutto dis­tin­guibili, intrec­ciate come sono nel life mix di un per­son­ag­gio che spesso lavora anche fuori dall’orario e dagli schemi tradizionali.

Un argo­mento da dibat­tere e da affrontare anche in sede leg­isla­tiva, visto che il nos­tro impianto leg­isla­tivo è ancora molto lon­tano dal 2.0 e dalla realtà lavo­ra­tiva dei nos­tri giorni. Voi cosa ne pensate?

Social Media: demoniaci, spammatici ed autoreferenziali?

Riprendo a scri­vere dopo diversi giorni. Soltanto pochi di ferie, gli altri di rior­ga­niz­zazione e di riordino. Ho letto moltissimi arti­coli e post, in queste set­ti­mane, ben pochi che mer­i­tassero un min­imo di inter­esse (ma del resto era tempo di ferie) e oggi mi accorgo che nel nulla o quasi, qualche spunto inter­es­sante c’è.  Ad esem­pio la pun­tata di Matrix di ieri sera su Face­book, che purtroppo non ho visto per­sonal­mente, ma anche l’idea di vendere amici sui social. Niente male, un po’ di “fuffa” c’è, anche se molto meno tec­nica del solito.

Così torno a par­lare di cosa intendo per social media e social net­work, par­tendo dalle idee fuor­vianti che emer­gono dai rumors della TV e del web. Non so se ci siano intenti cen­sori nel tanto “mal par­lare” della rete e dei social degli ultimi giorni, ma di sicuro c’è una pes­sima cul­tura ed infor­mazione in mer­ito. Sem­bra davvero che gli ital­iani, come spesso accade, abbiano imparato soltanto gli usi illeciti o fas­tidiosi, di questi stru­menti, ali­men­tando falsi con­vinci­menti e cre­ando non pochi malu­mori, sia negli utenti che nei soliti oppos­i­tori “a prescindere”.

In realtà i social media dovreb­bero rap­p­re­sentare una grande oppor­tu­nità di col­lab­o­razione e di infor­mazione dal basso, non un con­teni­tore di futili banal­ità, di pet­te­golezzi, di insulti e di cia­rpame di varia natura. Dovreb­bero con­sen­tire una rap­ida divul­gazione di idee, eventi e pro­poste, non riem­pirsi di spam né “citarsi addosso” dalla mat­tina alla sera, diven­tando quo­tid­i­ana­mente notizia, anziché lim­i­tarsi a dif­fonderne. E così i TG nazion­ali ed i gior­nali si riem­pi­ono di news su Face­book e Twit­ter, lo spam gen­era spam, le pseudono­tizie gen­er­ano altre pseudono­tizie, non plus­val­ore, né tan­tomeno pos­i­tiva aggregazione e col­lab­o­razione, salvo casi spo­radici e fortuiti.

Io resto per­sonal­mente con­vinto che un uso costrut­tivo di questi mezzi sia pos­si­bile ed aus­pi­ca­bile, ma forse ci vorrà ancora un po’ di tempo prima che gli utenti siano davvero pronti a sfruttare le pon­tenzial­ità del web e delle reti sociali. Forse è di questo che c’è bisogno: cul­tura e for­mazione, alfa­bet­iz­zazione, più che di inutili tec­ni­cismi. Un con­siglio per chi in questo ambi­ente lavora e per me stesso, che spero saprò trasfor­mare su questo blog in prat­ica quotidiana…

Facebook e i “vecchi” media: non di solo social si vive…

Ci sono occa­sioni in cui il social net­work smette per un attimo i panni del monop­o­liz­za­tore e ridà spazio e impor­tanza ai media tradizion­ali, che in troppi danno già per morti. Certo, oggi molte delle infor­mazioni tran­si­tano per i social media, si pro­pagano nel web in tempo reale ed umil­iano quo­tid­i­ana­mente l’autorevolezza della carta stam­pata e dei “vec­chi” media, ma ci sono anche seg­nali che deno­tano quanta impor­tanza ancora rives­tano le fonti uffi­ciali, per fortuna.

pagina su repubblica 300x200 Facebook e i vecchi media: non di solo social si vive...

Un pic­colo esem­pio lo ha dato in questi giorni un gruppo nato in modo spon­ta­neo su Face­book (Una pag­ina di pub­blic­ità su Repub­blica), che si è auto­tas­sato per acquistare una pag­ina pub­blic­i­taria su “La Repub­blica”. L’idea è sca­tu­rita in reazione alle dichiarazioni di Sil­vio Berlus­coni, che il 13 giugno scorso aveva invi­tato i gio­vani indus­tri­ali a non dare “pub­blic­ità ai media che can­tano ogni giorno la can­zone del pes­simismo“.

L’iniziativa è anche veico­lata attra­verso un blog sul quale è pos­si­bile trovare il testo in ital­iano e nelle altre lingue dei paesi del G8. Il senso della protesta è espresso a chiare let­tere già nelle prime bat­tute del pam­phlet: È la prima volta che un pre­mier occi­den­tale invita ad alter­are il mer­cato e a boicottare i gior­nali a lui sgra­diti. Rite­ni­amo inac­cetta­bile questa forma di pres­sione: è un com­por­ta­mento che richiama forme di gov­erno tipi­ca­mente non demo­c­ra­tiche.” Face­book e i social media ser­vono anche a questo.

Gli ospedali USA e i social media, un binomio in ottima salute

Il centro medico dell'Università del Maryland su Twitter

Il cen­tro medico dell’Università del Mary­land su Twitter

Il fenom­eno è anal­iz­zato (e “incor­ag­giato”) da diverso tempo da Edward Ben­net, un Web Man­ager amer­i­cano spe­cial­iz­zato nel set­tore ospedaliero (è diret­tore delle strate­gie web del Sis­tema San­i­tario dell’Università del Mary­land) ed autore del blog “Found In Cache“. Gli ospedali amer­i­cani sono sem­pre più pre­senti sui social media, in par­ti­co­lar modo su YouTube e Twit­ter, evi­denza ben illus­trata nelle slides di Ben­net su SlidShare.net in cui ven­gono descritti numerosi casi di suc­cesso e buone pratiche.

Ma cosa ci fanno gli ospedali amer­i­cani sul social net­work? Moltissime cose, in ver­ità, tanto da spin­gere Ben­net a par­lare di san­ità 2.0! In effetti attra­verso i social media gli ospedali possono:

  • gestire il servizio al pub­blico (URP 2.0!)
  • rag­giun­gere la community
  • fare didat­tica ed edu­cazione ai pazienti
  • gestire le pub­bliche relazioni
  • gestire la comu­ni­cazione delle crisi in tempo reale

Un bel tra­guardo ed una grande oppor­tu­nità per questi enti. Tanto che Ben­net ha già “mon­i­torato” 250 aziende ospedaliere pre­senti sul web tra Twit­ter (160), YouTube (131), Face­book (94) e la blo­gos­phera (24 blogs). Impres­sio­n­anti i numeri rel­a­tivi al Sis­tema San­i­tario dell’Università del Mary­land, la cui pre­senza web è curata da Ben­net. Oltre 100 video didat­tici pub­bli­cati su YouTube che gen­er­ano 75.000 vis­i­ta­tori al giorno sul sito dell’università, pre­senza attiva e parte­ci­pata su Face­book e Twit­ter (più di 2.000 followers).

Bing indicizza i cinguettii dei VIP: il web verso una nuova era!

Siamo in una fase molto del­i­cata per il web e per tutte le sue appli­cazioni. Lo si dice da molto: l’avvento di quello che chi­ami­amo web 2.0 non ha rap­p­re­sen­tato in alcun modo un tra­guardo per la rete, ma al con­trario è stata la molla di un cam­bi­a­mento rapido, pro­fondo e rad­i­cale. Siamo ancora agli inizi e lo sce­nario prospet­tato da Jere­miah Owyang circa un futuro in 5 ere per il social web, ad esem­pio, sem­bra addirit­tura una sem­pli­fi­cazione ecces­siva rispetto agli accadi­menti quotidiani.

Di oggi la notizia che Bing, il recente motore di ricerca di Microsoft, ha iniziato da qualche ora ad indi­ciz­zare i con­tenuti delle pagine, i pro­fili ed i com­menti su Twit­ter dei per­son­aggi più impor­tanti della tec­nolo­gia, delle finanze e della polit­ica a liv­ello mon­di­ale. Una svolta epocale che per­me­t­terà a questi per­son­aggi, solo a loro per ora, ma prob­a­bil­mente a tutti in futuro, di esprimersi in tempo reale e senza fil­tri attra­verso lo stru­mento del microblog­ging. Con con­seguenze clam­orose in ter­mini di oppor­tu­nità pub­blic­i­tarie per Twit­ter, Face­book, Google, etc. Di queste evoluzioni ne parla oggi anche un bel post di Clau­dio Vac­caro su www.socialware.it, dal titolo Microblog­ging war o sfida finale sulla search?

Cosa sig­nifica in ter­mini di adver­tis­ing questa nuova mossa di Bing (e non solo)? Il senso appare molto chiaro: l’indicizzazione della “sta­tu­sphera” darà luogo ad una vera e pro­pria guerra per l’indicizzazione in tempo reale, con con­seguenti oppor­tu­nità di guadagno da parte dei motori di ricerca e di tutto l’indotto. Una guerra fatta di battaglie quo­tid­i­ane per la vis­i­bil­ità a colpi di cinguet­tii e sta­tus! Chi vin­cerà la guerra? I motori di ricerca, ovviamente…

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Un social network dedicato agli animali da Purina e TheBlogTv

Il logo di PetPassionTV

L’universo dei social media è in fer­mento e le aziende stanno sco­prendo nuovi canali di comu­ni­cazione e di aggregazione con sem­pre mag­giore slan­cio. Un ulte­ri­ore esem­pio di questo trend lo offre Purina, leader mon­di­ale nel set­tore pet­care (Gruppo Nestlé), con il recente lan­cio di Petpassion.tv (in col­lab­o­razione con The­BlogTv), un prog­etto inno­v­a­tivo che coni­uga nella piattaforma web gli spazi di con­di­vi­sione di un social net­work, il blog di informazione, ed i con­tenuti di una vera e pro­pria tv on line. Un grande stru­mento di comu­ni­cazione bidi­rezionale, quindi.

Puntare sulla com­mu­nity e sul net­work è un nuovo modo di comu­ni­care e di pro­muoversi che sta riscuo­tendo molto suc­cesso tra le grandi aziende e che in futuro vedrà molti altri esempi, sem­pre più orig­i­nali e raf­fi­nati (ho già par­lato di questi nuovi trend in “La pub­blic­ità sul web è sem­pre più “con­tex­tual adver­tis­ing”: cosa sta succe­dendo?“. E il web ne sarà il pro­tag­o­nista assoluto, rappresentando il canale inter­at­tivo per eccellenza.

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Claudio GagliardiniSono un esperto web (SEO, web mar­ket­ing, strate­gie di comu­ni­cazione) e scrivo di questo e di altri argo­menti (sosteni­bil­ità, ambi­ente, cohous­ing, scrit­tura) su questo e su altri blog.
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