Articoli marcati con tag ‘marketing’

WebSystem, Expert System e il Semantic Advertising italiano

Ricevo da ll’ufficio stampa di Expert Sys­tem e volen­tieri pubblico.

Seman­tic adver­tis­ing: l’evoluzione e la riv­o­luzione del web

Web­Sys­tem, la divi­sione dig­i­tal di Sys­tem, con­ces­sion­aria di pub­blic­ità del Gruppo 24 ORE, ed Expert Sys­tem, azienda leader nella prog­et­tazione di soft­ware seman­tici per la com­pren­sione e l’analisi delle infor­mazioni, hanno siglato un accordo per l’erogazione di online adver­tis­ing attra­verso una tec­nolo­gia inno­v­a­tiva: il seman­tic adver­tis­ing.

Cog­ito Seman­tic Adver­tiser, il soft­ware seman­tico di Expert Sys­tem, è infatti capace di com­pren­dere con grande pre­ci­sione gli argo­menti dei testi e di ottimiz­zare la cor­rispon­denza tra i con­tenuti pub­bli­cati sulle pagine web e gli annunci pub­blic­i­tari ad esse cor­re­late. Questo con­sente di ottenere pub­blic­ità tes­tu­ali asso­lu­ta­mente in linea con i con­tenuti e, per­tanto, di grande inter­esse per gli utenti.

Leggi l’articolo com­pleto su www.ilsole24ore.com.

Per mag­giori infor­mazioni:
Uffi­cio Stampa Expert Sys­tem – email:ufficiostampa@expertsystem.it

Di chi sono gli account social e i contenuti generati dai dipendenti?

Follow my boss on TwitterEcco un punto su cui si dovrebbe riflet­tere e dis­cutere di più. Oggi sono molte le aziende che cer­cano dipen­denti (più spesso col­lab­o­ra­tori e/o con­sulenti) con capac­ità comu­nica­tive e aggrega­tive sul web e sui social media. Gente “introdotta”, in grado di tenere un blog e di gener­are con­tatti e oppor­tu­nità e che ogni giorno prende un nome nuovo sem­pre più roboante. Gente in gamba, dipen­denti che potreb­bero fare gli impren­di­tori ed ai quali si richiede pres­san­te­mente questo: essere “impren­di­tori dipendenti”.

Ce ne sono molti, in giro. Lavo­rano per la pro­pria azienda e per se stessi, e più esaltano le imp­rese del pro­prio datore di lavoro più aumen­tano i con­tatti ed il pres­ti­gio per­son­ale, in uno strano gioco di rec­i­proco accred­i­ta­mento. L’azienda si fa grande dei suoi ottimi esperti e comu­ni­ca­tori e gli ottimi esperti e comu­ni­ca­tori si fanno grandi dell’azienda che hanno alle spalle e di ciò che essi stessi pro­ducono, tessendone le lodi.

Ma ciò che queste fig­ure pro­ducono durante l’orario lavo­ra­tivo a chi appar­tiene? Sul lavoro prodotto da un operaio dubbi non ce ne sono, ma se il lavoro è di tipo pura­mente intel­let­tuale e “volatile” come quello gen­er­ato sul web e sui social media, come ci si com­porta? Finché si tratta di post sul cor­po­rate blog, di comu­ni­cati stampa e di altri con­tributi tan­gi­bili il dis­corso è abbas­tanza sem­plice: sono dell’azienda, è chiaro. Ma se par­liamo di un account o di una utenza social in cui il nome ed il pres­ti­gio del dipen­dente sia di sup­porto al brand aziendale?

Met­ti­amo il caso di un account Twit­ter “Pin­co­pallo of Caio­Cola”, seguito da migli­aia di fol­low­ers, mag­ari col­le­gato all’omonima pag­ina Face­book con migli­aia di fans. Quelle utenze sono di Pin­co­Pallo o di Caio Cola? E nel momento in cui le due entità dovessero dividersi ed andare cias­cuna per la pro­pria strada, cosa dovrà esserne di quegli account e di quel pat­ri­mo­nio di con­tatti? Tanto più che, come sap­pi­amo, la vita pri­vata e quella lavo­ra­tiva di un comu­ni­ca­tore web (e di tutte le altre fig­ure e definizioni all’uopo coni­ate) non sono quasi mai del tutto dis­tin­guibili, intrec­ciate come sono nel life mix di un per­son­ag­gio che spesso lavora anche fuori dall’orario e dagli schemi tradizionali.

Un argo­mento da dibat­tere e da affrontare anche in sede leg­isla­tiva, visto che il nos­tro impianto leg­isla­tivo è ancora molto lon­tano dal 2.0 e dalla realtà lavo­ra­tiva dei nos­tri giorni. Voi cosa ne pensate?

Vecchie aziende nuove idee: con il web si può!

idee web Vecchie aziende nuove idee: con il web si può!Sto pas­sando meno ore in rete, ulti­ma­mente, senza trascu­rare il web ma con­frontan­domi di più con la vita reale. Giro molto per strada, questi giorni, stu­pen­domi (senza troppa sor­presa) del numero di negozi chiusi, di locali in cerca di un nuovo affit­tuario, o vec­chi di trent’anni, superati, grigi e senza nes­suna attrat­tiva. La monot­o­nia di questo sce­nario è rotta soltanto dai negozi in fran­chis­ing e dalle grandi catene, che ten­gono il passo dei tempi ma appi­at­tis­cono le nos­tre città, con vetrine tutte uguali che sanno soltanto di plas­tica e di luci colorate.

Tutto uguale, da Roma a Cre­mona, da Torino a Cani­cattì, in tutti i cen­tri abi­tati con più di tot­mila res­i­denti. E’ la glob­al­iz­zazione, direte voi. Ma è così inevitabile che questo sce­nario eco­nom­ico trasformi le nos­tre città e le renda tutte uguali, men­tre centi­naia di pic­coli impren­di­tori ed eser­centi si ritrovano som­mersi dai deb­iti e costretti a chi­ud­ere? Davvero non c’è sper­anza di rab­ber­ciare gli squarci prodotti da 20–30 anni di colpev­ole rasseg­nazione ad un nuovo troppo ammic­cante e ricco di prof­ferte, per essere rifiutato?

Io credo pro­prio di no. Anzi, ne sono con­vinto. Uscire dalla crisi si può, senza illud­erci di poter scon­fig­gere un Golia fatto di multi­nazion­ali e di cen­tri com­mer­ciali, ma con la disponi­bil­ità a cam­biare le regole del gioco, ad inno­vare, a rimet­terci in dis­cus­sione. Le regole per met­tere in atto questo cam­bi­a­mento sono poche, in fondo:

  1. con­trap­porre il locale e “il pro­prio” al glob­ale e “all’altrui”
  2. con­trap­porre il “pic­colo ma effi­ciente” al grande e dispendioso
  3. con­trap­porre lo sviluppo di part­ner­ship e col­lab­o­razioni alla neces­sità di espan­sione e di monopolizzazione
  4. met­tere in atto il “think global act local”, svilup­pando nuove idee e strate­gie su scala locale
  5. svilup­pare con­tatti ed oppor­tu­nità sul web e sui social media, per con­tenere i costi e gener­are una pro­pria rete di contatti

Un inter­es­sante arti­colo pub­bli­cato su www.smallbizsurvival.com, inti­to­lato ”4 rea­sons you need new small biz ideas“, ci sug­gerisce 4 buone ragioni per svilup­pare nuove idee;

  • Miglio­rare
  • Rin­no­vare
  • Espan­dersi
  • Cam­biare le regole del gioco

Con­cetti sem­plici ma illu­mi­nanti. Qual­si­asi azienda, infatti, ha un mar­gine di miglio­ra­mento, ma spesso si tende a sedersi sugli allori e ad assumere atteggia­menti con­ser­v­a­tivi. L’innovazione dovrebbe essere invece la strate­gia quo­tid­i­ana di cias­cuno di noi, oltre che delle aziende. L’espansione è una neces­sità del busi­ness, ma va riscritta e rein­ter­pre­tata, come già sot­to­lin­eato. Cam­biare le regole del gioco è la chi­ave di let­tura di tutta la strate­gia. E’ da questo impulso che si può venirne fuori, abban­do­nando i mod­elli imposti dalla grande dis­tribuzione e dalle multi­nazion­ali e ritor­nando alle orig­ini, alla val­oriz­zazione dei prodotti, delle idee e delle eccel­lenze del territorio.

Vuoi lavorare nel marketing? Convincili a “comprarti” con un SMS!

Notizia curiosa dif­fusa oggi dall’Agen­zia ReutersTeimlo, con­tent provider bri­tan­nico per la tele­fo­nia mobile, cerca una nuova risorsa da inserire nel set­tore marketing, e la selezion­erà attra­verso can­di­da­ture invi­ate esclu­si­va­mente via sms! “We’re Hir­ing by Text“, recita il loro annun­cio, pub­bli­cato sul sito isti­tuzionale e rim­balzato via Twitter!

Cer­chi un lavoro nel mar­ket­ing? Vendi te stesso in un mes­sag­gio da 160 carat­teri e las­cia perdere le chi­ac­chiere“, aggiun­gono i respon­s­abili delle risorse umane della com­pany, con sede nel Galles: “Se sei qual­i­fi­cato, sfac­ciato, bravo con le parole, dinam­ico, sai lavo­rare con Adobe, conosci i tele­foni cel­lu­lari e sei deter­mi­nato, vogliamo sapere di te“.

Soltanto i can­di­dati che super­ano la selezione via sms saranno presi in con­sid­er­azione per un col­lo­quio “tradizionale”. Pec­cato che l’offerta sia riv­olta ai soli res­i­denti in Gran Bre­tagna, atri­menti ci avrei fatto un pensierino…

Fortune 500 e i blog aziendali: una crescita lenta e costante

Fortune 500

For­tune 500

Una recente ricerca con­dotta negli USA da Nora Ganim Barnes ed Eric Matt­son su dati rel­a­tivi al 2008, dal titolo “The For­tune 500 and Blog­ging: Slow and steady and far­ther along than expected” (For­tune 500 e il Blog­ging: Lento, costante e più lungo del pre­visto), trac­cia un quadro piut­tosto inter­locu­to­rio del rap­porto tra le grandi com­pa­nies USA (le 500 migliori soci­età sec­ondo il mag­a­zine For­tune) ed i social media. Come già scritto su questo blog (Il CEO USA sul social net­work non c’è: per­ché?) in relazione ai primi 100 CEO amer­i­cani, sem­bra che i colossi del busi­ness amer­i­cano non stiano focal­iz­zando le loro strate­gie di comu­ni­cazione e di approc­cio sui nuovi mezzi del web 2.0.

Ma ci sono anche seg­nali di un lento e inesora­bile cam­bi­a­mento. Un primo sguardo ai numeri riv­ela subito che, nonostante siano solo 81 aziende su 500 (il 16% del totale) ad avere un blog con almeno un post negli ultimi 12 mesi, tra le top 10 sono 5 ad averlo e 5 no (per una per­centuale del 50%, che però scende al 30% se si pren­dono in con­sid­er­azione le prime 100). I numeri dicono anche, però, che tra le prime 10 e le altre c’è un grande gap in ter­mini di fat­turato; si va dai 380mila mil­ioni di dol­lari della prima, Wal-Mart Stores, quasi alla pari con la sec­onda, Exxon Mobil, ai 120mila della dec­ima, AT&T, per arrivare ai soli (si fa per dire, ovvi­a­mente) 24mila mil­ioni di dol­lari della cen­tes­ima, 3M. Leggi il resto di questo articolo »

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Autore
Claudio GagliardiniSono un esperto web (SEO, web mar­ket­ing, strate­gie di comu­ni­cazione) e scrivo di questo e di altri argo­menti (sosteni­bil­ità, ambi­ente, cohous­ing, scrit­tura) su questo e su altri blog.
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