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Cohousing a Torino grazie a CoAbitare
Li ho conosciuti un paio di anni fa, gli amici di CoAbitare, quando con altre associazioni (CoHabitando, EcoAbitare, etc.) avevamo tentato di dar vita ad un istituto nazionale per la diffusione della cultura del co-housing. Fu in quella occasione che compresi quante differenze ci siano tra le varie idee in materia di coabitazione e tra le persone che vorrebbero praticarla.
Ma tante idee diverse non costituiscono un ostacolo per chi crede fermamente in un ideale, così l’istituto (ISPCo) si fermò lì, ma le singole associazioni proseguirono sempre più convintamente, accostando sui rispettivi territori le istituzioni e proponendo molti progetti. Fu subito chiaro che il Comune di Torino credeva nell’idea e infatti è proprio all’ombra della Mole che partirà a breve Numero Zero, una piccola cooperativa, nata da CoAbitare, che realizzerà una cohouse nei pressi di Porta Palazzo.
Saranno in pochi, solamente 6 nuclei familiari e andranno ad abitare in una vecchia e per il momento fatiscente palazzina in via Cottolengo 2 e 4, pagata circa 2 milioni di Euro. Pochi ma buoni (i cohouser, non i soldi). Daranno vita ad un esperimento unico nel suo genere, anche perché realizzato in pieno centro storico di una grande città multietnica. Complimenti, finalmente si parte!
Cohousing e “luoghi comuni”
Un articolo de “La Repubblica” del 2 giugno 2009 (Festa della Repubblica, quella italiana), affronta il tema delle nuove esigenze immobiliari delle famiglie, strizzando l’occhio nella chiusura al co-housing, annoverato tra i vari “esperimenti coraggiosi” possibili per risolvere numerosi prolemi.
Un bel pezzo, quello di Michele Smargiassi (Cambiano le famiglie italiane e le case diventano flessibili), che mette in luce quanto gli italiani siano ancora molto distanti da soluzioni moderne, vivaddio coraggiose e sostenibili, perché sperimentali, poco conosciute e addirittura recanti ”nomi ancora oscuri” come il cohousing.
Nuove esigenze ma vecchie e immobili abitudini all’acquisto, dunque, anche se ”la società invece è mobilissima: cambia la struttura delle famiglie, cambia la mappa catastale delle nostre esigenze. E le nostre case ci stringono, ci tirano, ci vestono male“. L’articolo è una bella indagine sul “punto immobiliare” e rivela che la richiesta di unità abitative di dimensioni importanti (e comunque non propriamente da single) è ancora molto alta, nonostante la crisi economica e sociale.
Peccato, mi viene da scrivere. Perché, come spesso ho evidenziato, il co-housing sarebbe in grado di risolvere molti problemi e di ridurre la necessità di metrature ampie ad uso privato, in favore di spazi, servizi ed attrezzature comuni. Quanto ci metterà la nostra “piccola” Italia a capirlo?









Sono un esperto web (SEO, web marketing, strategie di comunicazione) e scrivo di questo e di altri argomenti (sostenibilità, ambiente, cohousing, scrittura) su questo e su altri blog.