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Scrivere bene: tutta la “scioglievolezza” di un blog post
“Scrivere un bel [blog] post per un blogger è importante”, scrive oggi l’amico Merlinox sul suo “Merlinox’s blog“, che ringrazio per l’illuminazione e per lo spunto. Sì, perché troppo spesso siamo talmente presi dai massimi sistemi da dimenticare il “pane quotidiano”, i ferri del mestiere che diamo per scontati e che spesso neppure usiamo più, presi come siamo da mille stimoli. O anche soltanto dallo scribacchiare, dal postare, dal twittare, dal copia-incollare, anziché…
Scrivere bene. Arrivare al cuore e alla mente dei lettori dando vita ad “un buon blog post che assomigli ad una sottiletta e che si sciolga nel lettore in modo da essere un tutt’uno con le sue idee“, scrive ancora Merlinox, toccando un altro tasto importante, quello della persuasione. Una persuasione “fluida e filante” che non è plagio né prevaricazione, ma semplice e sicura asserzione, autorevolezza garbata e non presunzione.
Ma basta davvero scrivere bene e con scioltezza per attrarre lettori? Mentre scrivo i commenti impazzano sul blog di Merlinox, segno che forse ha proprio ragione lui. O forse serve di più, anche se un’altra citazione che mi piace sempre ricordare e che appartiene ad un grande del passato, Salvador Dalì, sosteneva: “il meno che si possa chiedere ad una scultura è che stia ferma“. Minimalista e modesto, anche lui.
Niente trucchi, dunque. Per creare un blog post che sappia filare (e fare presa) come una sottliletta sui maccheroni al forno, basta davvero poco: un buon argomento ed una buona penna, capace di scrivere in modo fluido e comprensibile, senza errori e senza tentennamenti, intrigando il lettore ed invogliandolo a leggere sino alla fine e, se possibile, a lasciare un proprio commento o riflessione. Buon lavoro…
Sono uno ragionevole
Pubblicato sulla fanzine di giugno di deadskyline
Sono uno ragionevole, io! La uso molto la ragione, io. Sono uno razionale, non freddo, ci mancherebbe, ma tuttavia assai più propenso a seguire il ragionamento che i sentimenti o le passioni. Forse si tratta soltanto di una logica conseguenza del ragionare stesso. La ragione è una, le passioni e i sentimenti sono tanti, troppi, spesso controversi, contorti, intricati, perversi. Irrazionali, ecco. Sentimenti e passioni sono troppo spesso irrazionali, istintivi, lascivi. Quasi animaleschi. Primari, basilari, volgari. Anche un po’ banali, a volte. E infatti si prestano a letteratura e TV spazzatura meglio di qualsiasi altro tema.
No, davvero. La ragione è tutt’altro affare. La ragione è star lì a riflettere, a meditare. Magari con un buon calice di Sagrantino di Montefalco in mano, di Recioto, di Vin Santo… del Porto, casomai. E poi non ragionare più, sragionare, bersi il cervello in un sorso con tanto di cantucci e ciambelline. Eccola lì, la mia ragione, persa dentro un calice che emana fragranze e profumi.
Soltanto un’eccezione, la regola resta quella. Ragione e buon senso, quello che gli inglesi chiamano “common sense”, perché evidentemente lì da loro è comune a tutti. Non come qui da noi. Noi abbiamo le grandi passioni, i sentimenti forti, l’accanimento. Passion lives here… Noi siamo un popolo di artisti, di santi, di navigatori distratti e di consumatori appassionati, sempre pronti a spegnere i lumi di quella stramaledetta ragione e ad infiammare il cuore. Per chicchessia, per qualsiasi cosa, per ogni minima tendenza o moda. Quasi tutti, non io. Io no, io non ci casco. E se ci casco è per strappare a morsi quella regola infame che da sempre mi guida, come se fossi un frate. Un monaco.
Uno di quelli sempre immersi nei libri, presi nel ragionamento, nella filosofia, nella teologia. Una religione, ecco. Questo è per me la ragione. La messa me la dico da solo, nelle quattro pareti del cervello, senza incensi fetidi né litanie, senza ostensioni, senza alcun rituale. Una messa recitata a braccio, giorno dopo giorno. Ma non sono un prete, quello no. Tutt’altro. Sono l’ingranaggio preciso tra le schegge impazzite, sono la luce di una candela nel buio più pesto, sono il timone, il pilota, la guida.
E a volte guido in stato di ebrezza, ma senza alcun pericolo, no. L’ebrezza della ragione non produce danni, purché non s’immischi nei guazzabugli della passione e non rovisti nei cassetti dei sentimenti, sempre stracolmi e disordinati, sempre ridondanti, ricolmi e patetici. Dio me ne scampi! Sarebbe come rinnegare me stesso e la mia fede, tradire il mio ego più profondo, abiurare, sconfessare anni di ragionamento raffinato e profondo, anni di studio e di impegno, anni di nobilissima austerità in cui nulla ho lasciato al vuoto piacere e nulla mi sono concesso.
Nulla che non fosse ragionevolmente contemplabile. Nulla che non fosse ineccepibilmente lecito. Nulla di nulla, niente, come se non lo avessi meritato, merda. Come se non mi fosse dovuto, a me, così solennemente retto e ligio e probo, onesto fino alla miseria, lineare e sobrio, compito, scevro da tentennamenti e da sussulti, così parco e morigerato da sembrare un prete rinsecchito, una insulsa bigotta, un ebete senza pulsioni, una larva ignobile per Dio!
Ecco, è successo di nuovo. Ragiono e mi perdo, mi strazio nei nei meandri e nei binari della mia immarcescibile razionalità e talvolta deraglio, pur senza volerlo. La ragione è sempre lì, vigile e accesa, ma c’è una parte di me che tira altrove, oltre quegli steccati, oltre quel muro che sfiora il cielo e lo confina ad un imprecisabile “di sopra”, ad un invalicabile “di là”. Io resto qui. Sereno, imperturbabile, rassegnato alla mia netta inclinazione, perso nei labirinti della mente. Lei viaggia, corre, gira talmente veloce e vorticosa da rimanere ferma, inchiodata, affossata.
E in tanta lucida razionalità mi sento cullato e mi compiaccio. Non sono bello ma mi accetto, non ho grandi doti ma sono me stesso, né ricco né povero, né peggio né meglio. Diverso, quello sì. Diverso e orgoglioso. Seppure tentato. Seppure attratto. Seppure maledettamente curioso di quella parte repressa di me, di quei non detto, di quei non fatto, di quei dannati non si può… MERDA!
Poesia e Vita

La copertina di “Poesia e Vita”
Poeti e narratori raccontano in prosa e poesia il loro impegno umano a sostegno del piccolo “Emanuele Lo Bue”.
Sul sito dell’amica Gioia Lomasti le modalità d’acquisto, sul blog ufficiale www.salviamoemanuele.blogspot.com la storia completa.
Grazie a tutti.
Soltanto un attimo
Non è un giorno
non è un’ora
non è un mese
né un secondo
E’ soltanto un attimo
prezioso
irripetibile
labile…
E’ la vita che passa
è la morte che gira lo sguardo
e non vede più te
anche se tornerà…
Non fra un anno
non fra un minuto
non domani, può darsi
ma tornera’
per chiederti indietro
quell’attimo rubato
all’eterno indugiare.
Se per caso dovesse finire…
Taluni sostengono che siamo vicini al capolinea. Profeti, visionari, millenaristi d’ogni sorta, i Maya (non l’ape, l’antico popolo sudamericano…) In effetti qualche segnale c’è, in giro.
Beh, sapete che vi dico? I capolinea non mi hanno mai spaventato! Intanto non c’è il pericolo di sbagliare fermata o di perdersi qualcosa. E poi vuoi mettere? Il biglietto lo sfrutti fino all’ultimo centesimo, senza sprecarne neanche un po’!
Arrivi pure stò capolinea, dunque! Arrivi e si tiri dietro questa massa di falsi e di ipocriti, questa gente da poco, questi teatranti senza arte e senza cuore, questa genìa di gente miserabile e corrotta, questi politicanti senza dignità, questi giornalisti senza orgoglio insieme ai loro giornali pieni di menzogne… il papa, nero dentro, e tutti quei bianchi cadaveri che popolano i templi del potere e dell’economia, ungendo il mondo, spargendo la peste della mediocrità, dell’indecenza e del servilismo.
Soltanto un piccolo sfogo senza troppe pretese…







Sono un esperto web (SEO, web marketing, strategie di comunicazione) e scrivo di questo e di altri argomenti (sostenibilità, ambiente, cohousing, scrittura) su questo e su altri blog.