Di chi sono gli account social e i contenuti generati dai dipendenti?
Ecco un punto su cui si dovrebbe riflettere e discutere di più. Oggi sono molte le aziende che cercano dipendenti (più spesso collaboratori e/o consulenti) con capacità comunicative e aggregative sul web e sui social media. Gente “introdotta”, in grado di tenere un blog e di generare contatti e opportunità e che ogni giorno prende un nome nuovo sempre più roboante. Gente in gamba, dipendenti che potrebbero fare gli imprenditori ed ai quali si richiede pressantemente questo: essere “imprenditori dipendenti”.
Ce ne sono molti, in giro. Lavorano per la propria azienda e per se stessi, e più esaltano le imprese del proprio datore di lavoro più aumentano i contatti ed il prestigio personale, in uno strano gioco di reciproco accreditamento. L’azienda si fa grande dei suoi ottimi esperti e comunicatori e gli ottimi esperti e comunicatori si fanno grandi dell’azienda che hanno alle spalle e di ciò che essi stessi producono, tessendone le lodi.
Ma ciò che queste figure producono durante l’orario lavorativo a chi appartiene? Sul lavoro prodotto da un operaio dubbi non ce ne sono, ma se il lavoro è di tipo puramente intellettuale e “volatile” come quello generato sul web e sui social media, come ci si comporta? Finché si tratta di post sul corporate blog, di comunicati stampa e di altri contributi tangibili il discorso è abbastanza semplice: sono dell’azienda, è chiaro. Ma se parliamo di un account o di una utenza social in cui il nome ed il prestigio del dipendente sia di supporto al brand aziendale?
Mettiamo il caso di un account Twitter “Pincopallo of CaioCola”, seguito da migliaia di followers, magari collegato all’omonima pagina Facebook con migliaia di fans. Quelle utenze sono di PincoPallo o di Caio Cola? E nel momento in cui le due entità dovessero dividersi ed andare ciascuna per la propria strada, cosa dovrà esserne di quegli account e di quel patrimonio di contatti? Tanto più che, come sappiamo, la vita privata e quella lavorativa di un comunicatore web (e di tutte le altre figure e definizioni all’uopo coniate) non sono quasi mai del tutto distinguibili, intrecciate come sono nel life mix di un personaggio che spesso lavora anche fuori dall’orario e dagli schemi tradizionali.
Un argomento da dibattere e da affrontare anche in sede legislativa, visto che il nostro impianto legislativo è ancora molto lontano dal 2.0 e dalla realtà lavorativa dei nostri giorni. Voi cosa ne pensate?







Sono un esperto web (SEO, web marketing, strategie di comunicazione) e scrivo di questo e di altri argomenti (sostenibilità, ambiente, cohousing, scrittura) su questo e su altri blog.
Mooolto interessante! In effetti non è una cosa semplice ma penso, rifacendomi al titolo, che quello che è riportabile direttamente al datore di lavoro sia suoi, il resto sia del dipendente.
Faccio un esempio: se si apre una pagina Facebook a nome dell’azienda la pagina ed il contenuto, così come l’account, sono dell’azienda.
I contenuti prodotti dalle persone secondo me devono essere delle persone ergo quello che un dipendente scrive sul corporate blog deve essere in usufrutto all’azienda ma di proprietà del dipendente.
Che ne dite?
Sì, direi che l’analisi è corretta, ma ci sono molti margini di interpretazione, soprattutto quando una grande azienda affida ad un personaggio già affermato la promozione del proprio brand per un periodo medio lungo. Alla fine il confine tra il personaggio e l’azienda è molto labile e capire chi porterebbe via cosa a chi non è semplice.
Assolutamente vero. Dove si piazza il confine tra ciò che è mio e ciò che è dell’azienda che sfrutta le mie dita ed il mio cervello?
Paradossalmente credo che il dipendente, senza un contratto troppo vincolante, abbia il coltello dalla parte del manico. Non credi?
Non so dirti, David. Ci vorrebbero leggi e regolamentazioni al passo coi tempi, perché il mondo è cambiato in modo rapido e clamoroso.
Argomento molto interessante, anche perchè giorni fa mi ero posto proprio questa domanda. Io lavoro presso una azienda che ha un sito dove ci sono dei filmati visibili in streaming, diciamo un webtv, e da un po di mesi sto cercando di creare una piccola rete di utenti interessati ai contenuti. Infatti il sito adesso ha un blog, una bacheca su twitter e una pagina su Facebook. Ma se un giorni decidessi di cambiare lavoro? tutte le conoscenze che ho fatto in questi mesi dove andrebbero a finire? per questo mi faccio sempre una domanda quando scrivo sul blog, o aggiorno l’account di facebook, Firmo come azienda o firma con il mio Nome? Voi come vi firmate?
Dipende dalle richieste dell’azienda, Michael. Io tendo sempre a prediligere la forma @azienda.it">pinco.pallino@azienda.it, ove il Pinco Pallino di turno abbia una sua identità che va a braccetto con l’azienda ed oltre, quando deciderà di lavorare altrove. L’esempio migliore, a mio avviso, è quello delle suqdre sportive. La squadra è fatta di campioni e viceversa, si vince se si gioca bene e se c’è uno sforzo della società per acquistare ottimi giocatori e tenerli insieme con reciproca soddisfazione.
louis vuittons
LV
eluxury