La pubblicità sul web è sempre più “contextual advertising”: cosa sta succedendo?

L’avvento del web 2.0 e dei social net­works ha rap­p­re­sen­tato un grande cam­bi­a­mento in questi anni, tal­mente rapido e “vio­lento” da las­cia­rci spesso spi­az­zati, quasi inca­paci di com­pren­derne la por­tata e le con­seguenze. Attorno a questo fenom­eno sono nate ten­denze, nuove abi­tu­dini, com­munini­ties e, ovvi­a­mente, nuovi sboc­chi comu­nica­tivi e pro­mozion­ali. Del “con­text ad” ho già accen­nato in questo blog in “Very Social Volk­swa­gen Con­text Ads“, ma credo si debba fare ordine e trac­ciare uno sce­nario per questa immi­nente e prob­a­bile rivoluzione.

Il con­tex­tual adver­tis­ing è un approc­cio pub­blic­i­tario basato sulla per­son­al­iz­zazione del mes­sag­gio e, nella sua forma più evo­luta, trova oggi spazio nei social net­works come appli­cazione. Con­net­ten­dosi al data­base dei net­work, tali appli­cazioni sono in grado di per­son­al­iz­zare il mes­sag­gio pub­blic­i­tario uti­liz­zando infor­mazioni, foto e con­tenuti di vario genere pub­bli­cati dall’utente e dai suoi amici. Si tratta quindi di un mes­sag­gio molto effi­cace, in quanto capace di sor­pren­dere e al tempo stesso di “indov­inare” i gusti del con­suma­tore, pro­po­nen­dogli prodotti e servizi di sicuro gradi­mento. Cosa dob­bi­amo aspettarci, dunque? E’ ancora un bel post di Jere­miah Owyang a spiegarcelo.

  • Si tratta di una ten­denza netta, in rap­ida dif­fu­sione (e molto “viral”, ndr), pertanto è pre­sum­i­bile che molte agen­zie di pub­blic­ità con buone basi nel dig­i­tale e nell’interattivo la pro­por­ranno in modo mas­s­ic­cio ai pro­pri clienti.
  • E’ probaibile che se in un primo momento sarà pos­si­bile riscon­trare una certa dif­fi­denza nei con­suma­tori, dis­ori­en­tati dall’aggressività del mezzo e dal peri­colo (rap­p­re­sen­tato dalla neces­sità di con­net­tersi e las­ciare che queste appli­cazioni frugh­ino tra i dati per­son­ali, ndr), la dif­fu­sione di questa modal­ità tra le grandi aziende potrà ren­derla comune­mente ben accetta e rap­p­re­sentare addirit­tura una forma di svago.
  • E’ prob­a­bile che la fine di questa ten­denza avverrà quando le “con­text ad” saranno così dif­fuse da sat­u­rare il mer­cato e non diver­ti­ranno più gli utenti.
  • E’ probabile che nascer­anno molti siti pub­blic­i­tari total­mente basati su questo approc­cio (un esem­pio su tutti: www.prototype-experience.com già attivo e da provare in prima per­sona) e che l’interazione con Face­book ren­derà con­tes­tu­al­iz­zata la gran parte delle cam­pagne pubblicitarie.
  • E’ prob­a­bile che i siti di eCom­merce saranno tra i primi a lan­ciare il “con­text ad”, insieme ai siti dei media.
  • E’ prob­a­bile che alcuni prodotti saranno rac­co­man­dati da amici e da amici degli amici pre­senti nel pro­prio social network.

Siamo appena all’inizio, dunque, ma già si intravede uno sce­nario molto forte e di sicuro impatto, che le nos­tre aziende non dovranno trascu­rare se vor­ranno com­petere ad armi pari con le grandi com­pa­nies multinazionali.

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